CONSUMI ITTICI NATALIZI, L’ANDAMENTO DEL MERCATO IN RICERCA SWG /LEGA PESCA 2/2

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Comunicato Stampa

Roma, 20 dicembre 2013

Il picco natalizio di consumi ittici si colloca nel quadro di un mercato in riduzione, in cui calano i consumi domestici, si riducono le vendite in pescheria, e si consuma più pesce solo al ristorante, ma solo nelle occasioni speciali, come quelle di fine anno. E’ quanto emerge da una nuova indagine SWG commissionata da Lega Pesca (Progetto FEP Puglia).  Se nel 2010 la maggioranza degli italiani si recava al ristorante per mangiare prodotti ittici in modo costante, ora la maggior parte dichiara un consumo stagionale, concentrato nei mesi estivi e per le tavole delle feste.

I consumi domestici sono in riduzione.  Sale dal 2% al 4%  la percentuale di famiglie che hanno eliminato il pesce dalla lista della spesa nel 2013,  e  il consumo stabile nell’arco dell’anno risulta penalizzato a favore di un consumo più stagionale, concentrato nelle occasioni speciali o in una parte dei mesi estivi. Calano anche nell’ultimo triennio  i valori della spesa media mensile a famiglia, sia nel caso di un consumo costante ( da € 79 a € 61) che stagionale, da € 61 a € 41).  Tra i canali d’acquisto,  il 28% delle famiglie ha iniziato ad approvvigionarsi direttamente dai pescatori, con punte nel Nord-Est e nelle Isole. Nel complesso, il 49% del pesce è acquistato presso la GDO, 30% in pescheria, 13% mercati rionali o bancarelle, 5% direttamente dai pescatori a miglio O.  Anche le prospettive non sono ottimistiche: sale dal 6% al 14% la percentuale di famiglie che prevedono di diminuire i consumi nel prossimo anno.

Il calo delle vendite in pescheria. Rispetto al 2010 la situazione del mercato appare pesantemente inficiata dalla crisi. L’’88% dei gestori/titolari di pescherie dichiara di aver subito un calo delle vendite, trainate principalmente dal prezzo.  La distribuzione delle vendite, rispetto al 2010, vede un aumento del sell in del prodotto nazionale, in particolare aumenta nei punti vendita specializzati  la quota di fresco nazionale  ( dal 54% del 2010 al 65% del 2013) i cui punti di forza risultano la freschezza e la qualità degli allevamenti un miglior rapporto qualità/prezzo.  Sale dal 12% al 19% l’approvvigionamento diretto dai pescatori.  I prodotti ittici italiani, confermando il dato del 2010, hanno un costo che incide meno sulla spesa totale e crea la  parte dominante del fatturato.

Il consumo fuori casa, più ridotto rispetto al consumo domestico, ha mostrato una diffusione in aumento (+ 8%) rispetto al  2010. In aumento però solo il consumo stagionale (53%) e con una frequenza ridotta.  Sembra quindi che le famiglie non vogliano rinunciare a consumare prodotti ittici fuori casa,  ma cercano di tagliare le spese riducendo le occasioni, in molti casi circoscrivendolo nel periodo delle festività/ferie/vacanze. Le previsioni di consumo sono di segno negativo, il saldo tra la previsione di aumento (7%) e quella di riduzione dei  consumi ( 31%) è a netto  vantaggio dell’ultimo.  Anche tra i ristoratori, le previsioni per il prossimo futuro sono per il 57% dei titolari  di segno negativo.  Inoltre, la categoria si aspetta un aumento dei prezzi dei prodotti ittici.  Tendenzialmente, negli esercizi di ristorazione è cresciuto il consumo di pesce di mare (+10%) , seguito dai molluschi – anch’essi in crescita (+18%)  dai crostacei  (+17%) e da ultimo, dai pesci d’acqua dolce (+15%).

Il 59% dei titolari/gestori di esercizi di ristorazione conosce e serve il cosiddetto ‘pesce povero’, chi non lo utilizza dichiara una resistenza da parte della clientela che potrebbe celare anche una certa difficoltà nella preparazione.  Le specie ittiche pregiate appaiono in recessione: tendenzialmente si riduce l’acquisto di prodotti in fascia di spesa alta. Aumenta la diffusione dei ristoratori che acquistano presso punti vendita al dettaglio e direttamente dai pescatori (anche se la quantità di prodotto è ridotta). Costante e prioritario il canale dell’ingrosso.  Aumenta dell’11% l’impiego di prodotti importati, cui corrisponde anche un accresciuto livello di fiducia.  Aumenta l’offerta di fresco ( +16%) e di pescato (+9%)  e si estende la fiducia nei prodotti provenienti da allevamenti.

si ringrazia

 

 

 

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